Laura Pausini

Lunedì, 24/07/17

Ultimo aggiornamentoSab, 08 Ago 2015 4pm

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Baglioni tra Rutelli e la Pausini

Non solo Clemente Mastella, che era ormai un habitué. Ma pure il ministro della Cultura Rutelli, e quello per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero. E poi, l’opposizione: l’eminenza grigia Bonaiuti, e da Bruxelles Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea con delega per i problemi dell’immigrazione. Sono nomi che circolano da tempo, non tutti confermati in verità dopo che il ciclone Grillo s’è abbattuto sulla politica. Chissà chi riuscirà a resistere, chissà se Lampedusa potrà contenere tante auto blu: solo uno così lontano dalle ideologie, così poco propenso alle invettive e alle canzoni politiche come Claudio Baglioni, poteva riunire tanti alti papaveri intorno a un progetto come il Festival O’ Scià di Lampedusa, che comincia domani sulla spiaggia della Guitgia. Proprio lì dove, a pochi metri, arrivano cariche di fatica le barche dei disperati in cerca di un futuro.

Partito in sordina 5 anni fa, protagonista della nuova diplomazia delle canzoni, il Festival del Divo Claudio per la prima volta prende così apertamente sottobraccio la politica, e la conduce in luoghi impervi: perché, da questo mare azzurro battuto dallo scirocco, O’ Scià sta ormai guardando alla Libia, dove molto probabilmente a novembre si terrà un concerto, nell’anfiteatro a picco sul mare di Leptis Magna oppure a Sabrata, dove Muti tentò di suonare. Invece di Verdi, risuoneranno La vita è adesso e Strada facendo, più le canzoni di Gianni Morandi, e Laura Pausini. Il tutto, con diretta Raiuno, perché gli italiani sappiano che sui temi dell’immigrazione, né le canzoni né la politica stanno con le mani in mano. E sulle canzoni, ci possiamo giurare.

A raccontare le lunghe trattative con la Libia, con una prudenza imparata dai vent’anni di vita accanto a un divo, è Stefania Barattolo, la compagna di Baglioni; lei ha tenuto le fila dell’organizzazione in tutti questi anni. Sempre lei, ha fatto numerose gite non turistiche a Malta, dove c’è stato un O’ Scia’ a fine agosto, ed è andata più volte a Tripoli: «In questa storia, Claudio ci ha buttato l’anima e io pure - spiega -. Abbiamo preso contatti con lo Iom, un’organizzazione di 147 paesi che si occupa di coloro che fuggono; e crede molto nel nostro progetto Laura Boldrini dell’Unhcr, l’organizzazione dell’Onu per i rifugiati. Stiamo cercando di coinvolgere i paesi che hanno lo stesso problema, perché si parlino: pure la Libia si sente vittima dell’immigrazione clandestina, dice di avere 1 milione e 400 mila persone sul suo territorio». E comunque, lei a Tripoli c’è stata da tempo, a trattare per il concerto: «La prima volta, da sola, lo scorso dicembre da Nuri Daw, viceministro della cultura e della comunicazione. Avevo parlato con Mansour Tantouch, rappresentante libico in Italia del Wics, la parte moderata del movimento islamico. Dall’accoglienza ho capito che ero in una situazione di tutto riguardo. La volta successiva è venuto anche Claudio: lo conoscevano, c’è stata una grande ospitalità. Insomma abbiamo continuato a parlare del progetto di un concerto: Nuri era propenso e convinto, dice che questo evento consoliderebbe i rapporti fra i Paesi che debbono gestire il problema clandestini. Ma qui gioca l’asse politico fra i due Paesi. I libici son contenti se viene la tv, positiva pure la Rai». E i nostri politici, Stefania? «Se hanno vicino un artista con idee precise, si adeguano».

Mentre la grande rete diplomatico-canora continua ad essere tessuta, Lampedusa si riempie per la grande vigilia. Turisti e locali vedranno arrivare più scorte che non cantanti. Passano in secondo piano Laura Pausini e Mario Biondi: la gente comune baderà soprattutto a loro, ma dietro le quinte del Festival l’impatto sarà molto più forte. Stefania Barattolo ci conta: «Sono con Claudio da vent’anni, ma emozioni così grandi non ne ho mai provate. Vedo i cantanti investiti di un ruolo che non hanno quasi mai, perché di solito son macchine da denaro». La causa vale la fatica: «I traffici di immigrati clandestini sono uno spaccio di vite umane, un nuovo business della malavita. I disperati non sempre sono accolti con dignità. Nel mio piccolo, non voglio appartenere a questo processo di decadimento in cui sta finendo l’umanità colta e ricca».

Fonte: www.lastampa.it

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