Laura Pausini

Mercoledì, 08/07/20

Ultimo aggiornamentoSab, 08 Ago 2015 4pm

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Trasloca lo show da 35 milioni di dollari con Ricky Martin e la Pausini

Los Angeles - Sempre più spesso la lingua madre della musica pop internazionale non è più l’inglese, e Miami, con i suoi 3 milioni di residenti cubani, sembrava ormai la città ideale per diventare capitale internazionale dei nuovi suoni che parlano latino: invece, la sindrome di Fidel Castro ci ha messo lo zampino, e ne è nato un caso politico che nel ricordo della saga del piccolo Elian fa ora perdere un sacco di introiti e commesse alla Capitale della Florida. La festa dei Latin Grammy, prevista per stasera, è stata infatti ritrasferita a velocità record da Miami Beach alla più cosmopolita e meno trinariciuta Los Angeles, per la quale pecunia non olet e un affare è un affare anche se di mezzo ci sono musicisti che risiedono all’Havana.

E’ stato proprio l’invito ai musicisti cubani non trasfughi a costringere al trasloco questa festa con un indotto da 35 milioni di dollari, che calamiterà stasera a Los Angeles tutto il meglio della comunità di radici latine, dai brasiliani agli spagnoli, da Christina Aguilera a Ricky Martin fino alla nostra Laura Pausini (che per il disco «Fra te e il mare» s’è portata a casa anche lei quattro nominations). Dopo il fenomeno «Buena Vista Social Club», la Festa degli Oscar della musica latina non può più fare a meno della presenza di musicisti cubani come Omara Portuondo o Ibrahim Ferree, che in patria hanno deciso di continuare a vivere, senza scapparsene a Miami; a Cuba, un’accorta politica di moderata apertura nei confronti dei già odiati yankees ha aperto il flusso almeno artistico dall’Havana verso gli Stati Uniti, ma nella comunità di Miami dove la Latin Recording Academy aveva finalmente insediato la sua festa in pompa magna, di questi signori sono in molti a non voler sapere. C’erano stati nei mesi scorsi episodi di intolleranza verso musicisti cubani: in un club di Ocean Drive, furono lanciate bottiglie e pietre contro Los Van Van.

Potevano ora gli organizzatori rischiare la sicurezza di diecimila persone fra artisti, giornalisti e addetti ai lavori attesi da tutto il mondo per celebrare la loro musica finalmente sovrana? I segnali di ostilità della comunità cubana sono stati così massicci che in un baleno la carovana s’è spostata a Los Angeles, con grave scorno degli albergatori del Deco District e non solo, privati di migliaia di prenotazioni, e preoccupati che la città cada sempre più preda di bande di rappers molto poco politically correct (però non sgraditi alla comunità cubana). Da Cuba, intanto, i tg lanciano warning: risolvete i problemi della mafia cubano/americana, e la pace potrà cominciare fra l’isola e il lungo dito d’America chiamato Florida.

© La stampa

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